Onicofagia, cos’è e come si cura

Onicofagia è il termine medico che indica il disturbo relativo al mangiarsi le unghie, che colpisce spesso bambini e ragazzi, e a volte anche gli adulti. E’ un problema frequente e potenzialmente dannoso, forse sottovalutato. Leggi l’articolo per saperne di più anche in merito alle cure.

Di solito dietro a questo problema vi sono questioni psicologiche come causa, ma anche fisiologiche. E’ un disturbo specifico emotivo e del comportamento che può estendersi fino all’età adulta come dipendenza compulsiva. sintomi dell’onicofagia si riscontrano nel 30% dei bambini fino al 45% degli adolescenti; continua in età adulta con una percentuale che va dal 5% al 25%.

Si inizia mangiando tutte e dieci le unghie per poi passare alle cuticole e le pellicine. Questa azione ripetitiva e compulsiva nella maggior parte dei casi resta a livello inconscio e il soggetto si rende conto solo alla fine di essersi mangiato le unghie. Questo è l’aspetto duro che impedisce la risoluzione del problema: il fatto che sia abitudinario e inconscio, oltre che, ovviamente, psicologico.

 

Ci sono particolari situazioni che stimolano una persona a mangiarsi le unghie: dal troppo stress lavorativo, scolastico o famigliare, alla difficoltà nella gestione di esso e dell’ansia. E’ definito anche disturbo del controllo degli impulsi.

Un altra questione difficile per chi ne soffre è trovare la giusta motivazione per smettere, eppure di motivi ce ne sono molti: rischio di infezione, gastrite, bruciore di stomaco, sintomi depressivi, problemi ai denti, problemi posturali, deformazione delle dita e trasmissione genetica.

Fortunatamente esistono anche molti consigli: inizia ad accorgerti di mangiarti le unghie nel momento in cui lo fai,  utilizza smalti dal sapore sgradevole (colorati e non, a scelta), copri le unghie con nastro o benda, prova a dedicarti ad uno sport per scaricare lo stress, tieni le mani occupate con altri oggetti oppure strofina aglio o cipolla sulle unghie.

Questi sono rimedi efficaci, ma sicuramente la cosa migliore da fare, in caso di insuccesso, sarebbe risalire alla causa psicologica principale, ammetterla e affrontarla. Esistono anche degli approcci alternativi più olistici come la riflessologia plantare (per calmare stress e ansia, lavorando anche sui meridiani energetici).

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