Cos’è la soglia del dolore?

Uno stesso dolore al piede costringe un nostro amico a zoppicare e a gemere dalla sofferenza, mentre a noi non provoca nessun inconveniente: ci basta massaggiare un po’ la parte perché ci rimettiamo a camminare regolarmente. Perché tale differenza? Sono possibili due alternative: o la nostra soglia del dolore è più alta, o la nostra tolleranza per il dolore è maggiore.

La soglia personale del dolore, viene stabilita in corrispondenza dello stimolo meno intenso che fa sentire dolore: la soglia di dolore di chi, prendendo un leggero colpo in testa, sente male è più bassa di quella di un altro che, nella stessa evenienza, non sente niente o quasi. Alcuni studi di laboratorio fatti su gruppi diversi di Esquimesi, Indiani e Caucasici dimostrano che la maggior parte degli individui ha più o meno la stessa soglia del dolore. Sottoposti al calore di una lampada termica con temperature gradatamente aumentate, la maggior parte dei soggetti riferisce di provare sensazioni di dolore quando il calore della pelle raggiunge i 45°C, che guarda caso, è proprio il grado di temperatura in cui il calore inizia a danneggiare i tessuti del corpo.

Dunque, le persone hanno reazioni diverse al dolore. La tolleranza può variare secondo le circostanze e lo stato psicologico, persino nella stessa persone: ad esempio, se ci si fa male a un dito del piede mentre si cerca di sfuggire a un cane inferocito, probabilmente non si sentirà dolore.

Anche nel sesso il dolore è molto soggettivo: ci sono persone che provando dolore durante il sesso non riescono a raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) e altre che invece si eccitano maggiormente se provano dolore.

Il personale medico ospedaliero, ha scoperto che la preparazione psicologica pre-operatoria sembra ridurre il dolore post-operatorio: i pazienti cui è stato detto prima quanto dolore sentiranno poi e per quanto tempo, dopo l’intervento chirurgico generalmente hanno bisogno di meno antidolorifici dei pazienti non preparati. Infatti, in alcuni moderni ospedali, si è istituita la prassi di “preparare” il paziente (perché soffra di meno) con la proiezione cinematografica del tipo di intervento che dovrà subire.

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